Descrizione Progetto

Esempio di trattamento per riduzione del dolore alla spalla


DOLORE ALLA SPALLA (Periartrite)

Con il termine di spalla dolorosa (o periartrite scapolo-omerale) si comprendono tutte le situazioni in cui vi è un dolore alla spalla dovuto a un’infiammazione che coinvolge i tessuti di natura fibrosa che circondano un’articolazione: tendini, borse sierose e tessuto connettivo. Questi appaiono alterati e possono frammentarsi e calcificare. Questa forma di dolore alla spalla colpisce soprattutto soggetti di età inferiore ai 40 anni ed è molto frequente. Si ritiene che sia provocata dall’insieme di più fattori: traumi o microtraumi ripetuti, disturbi dei vasi sanguigni e di nervi, esposizione al freddo, fattori dietetici o tossici. Si manifesta con dolori alla spalla sia nei movimenti del braccio sia a riposo, localizzati sulla faccia anteriore ed esterna delle spalle. Con il tempo si possono formare aderenze fibrose che portano al blocco articolare.

I trattamenti fisioterapici indicati sono : terapia manuale, Tecarterapia, Ultrasuoni, TENS, Laserterapia, Onde d’urto.

SPALLA CONGELATA (Frozen Shoulder e dolore alla spalla)

La capsulite adesiva della spalla, detta comunemente sindrome della spalla congelata, è una patologia infiammatoria molto dolorosa, che con il passare del tempo limita progressivamente i movimenti della spalla fino alla sua totale rigidità. È frequente soprattutto nelle donne tra i 35 e i 55 anni.

La malattia non sempre viene diagnosticata tempestivamente: talvolta i sintomi vengono associata a una generica “infiammazione” o più semplicemente a un dolore alla spalla, più precisamente a livello del collo. Il ritardo nel corretto trattamento allunga così i tempi di guarigione.

La malattia si sviluppa principalmente in tre fasi:

1. Nella prima fase, che di solito dura tre o quattro mesi, si verifica il “congelamento”, ossia la progressiva perdita di movimento della spalla e un’acutizzazione del dolore.

2. Nella seconda fase, che generalmente dura da quattro mesi a un anno, il dolore diminuisce leggermente ma la rigidità della spalla rimane. Nei casi più gravi si può verificare anche l’intorpidimento della mano.

3. La terza fase è quella di “scongelamento”, che di solito dura da uno a tre anni; è questo il periodo del recupero, totale o parziale, del movimento e del graduale ritorno alla normalità.

Questa condizione si verifica quando la capsula del tessuto connettivo (cioè quella struttura che insieme ai legamenti regola il movimento della spalla) si restringe e si infiamma, impedendo così la normale articolarità. Alcuni studi rivelano che le persone affette da diabete hanno maggiori probabilità di sviluppare questa patologia, ma anche coloro che soffrono di malattie autoimmuni o della tiroide sarebbero maggiormente predisposte alla malattia. Infine potrebbero influire anche le immobilizzazioni forzate per un certo periodo, a seguito di un infortunio o di un intervento chirurgico sia a carico della spalla che della mammella.

Il tempestivo trattamento della malattia è fondamentale per ridurre velocemente il dolore alla spalla ed al collo, accelerando il processo di guarigione con il recupero del movimento.

Appena possibile, occorre affidarsi al fisioterapista per il recupero funzionale dell’articolazione e della mobilità: chinesiterapia associata a terapia manuale e tecarterapia.

Trattamento dekka spalla con Onde D'urto Focali

STIRAMENTI E LESIONI MUSCOLARE

Si tratta di un allungamento improvviso ed eccessivo di un muscolo, con lesione di un piccolo numero di fibre muscolari (stiramento) oppure rottura parziale o completa del muscolo (strappo). E’ dovuto a un trauma provocato da uno sforzo eccessivo o da un movimento brusco. Dà luogo a intenso dolore localizzato, ematoma, impotenza funzionale. Per la sua tendenza a recidivare può costringere lo sportivo ad abbandonare lo sport attivo, per cui è importante e talora indispensabile un trattamento adeguato.

I trattamenti fisioterapici indicati sono : Tecarterapia, Laserterapia, Ultrasuoni, Bendaggio funzionale, Onde d’urto, chinesiterapia e rieducazione propriocettiva.

ROTTURA DELLA CUFFIA DEI ROTATORI (dolore alla spalla)

La cuffia dei rotatori è un complesso muscolo-tendineo costituito dall’insieme di quattro muscoli e dai rispettivi tendini: sovraspinato, sottoscapolare, sottospinato e piccolo rotondo. Questi muscoli con la loro contrazione tonica stabilizzano la spalla impedendone la lussazione (fuoriuscita della testa omerale dalla cavità glenoidea). I tendini piuttosto vasti (circa cinque centimetri) proteggono l’intera articolazione formando una vera e propria cuffia che avvolge la parte superiore dell’omero. Tra i quattro muscoli che compongono la cuffia dei rotatori, il sovraspinato è quello che si lesiona più frequentemente, inducendo un dolore alla spalla molto acuto. In realtà quando si parla di rottura della cuffia dei rotatori non si fa riferimento a lesioni di natura muscolare ma tendinea. Il tipo di ferita può variare da un’infiammazione tendinea locale, senza alcun danno permanente, a una lesione parziale o completa che potrebbe richiedere l’intervento di riparazione chirurgica. In entrambi i casi si registrerà un deficit più o meno marcato nella forza di abduzione del braccio. In particolare il soggetto faticherà a mantenere il braccio sollevato lateralmente tra i 60° ed i 120°.

I trattamenti fisioterapici indicati sono: chinesiterapia, Rieducazione funzionale, ginnastica propriocettiva Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Laserterapia, Ultrasuoni.

SINDROME DA CONFLITTO SUBACROMIALE

La sindrome da conflitto è una patologia frequente a carico della spalla, dovuta all’attrito della cuffia dei rotatori e della borsa sotto-acromiale contro il tetto coraco-acromiale. Diverse le cause: artrosi dell’articolazione acromio-claveare, calcificazione del legamento coraco-acromiale, anomalie strutturali dell’acromion e disequilibrio muscolare. I sintomi tipici sono dolore sulla faccia anteriore o laterale della spalla che si acuisce nel sollevamento del braccio, deficit del movimento articolare e della forza muscolare.

Sono a rischio di questa patologia le persone di età generalmente superiore a 50 anni, soprattutto maschi, dediti ad attività lavorative o sportive che richiedano il sollevamento frequente del braccio (imbianchini, meccanici, carpentieri) o l’esecuzione di un lancio: giavellotto, tennis, getto del peso.

I trattamenti fisioterapici indicati sono: chinesiterapia, Rieducazione funzionale, ginnastica propriocettiva, terapia manuale, tecarterapia Ultrasuoni, TENS, Laserterapia.

Trattamento di mobilizzazione degli arti superiori

TENDINITE CALCIFICA

Le calcificazioni di spalla sono abbastanza frequenti. Si stima che siano presenti con maggiore frequenza nei pazienti con rottura della cuffia dei rotatori, in coloro che hanno un acromion di forma uncinata, nei soggetti affetti da spalla congelata e più genericamente in coloro che hanno dolore alla spalla. La diagnosi è radiografica e di solito è sufficiente ad evidenziare una calcificazione. La tendinite calcifica é una malattia evolutiva che si instaura nel momento in cui si formano i primi depositi di sali di calcio all’interno del tendine. Successivamente la malattia va incontro ad una fase di maturazione in cui la calcificazione di ingrandisce. E’ in questa fase che vi può essere l’insorgenza di una notevole dolorabilità locale presente soprattutto di notte tale da dare origine al cosiddetto quadro della spalla congelata, caratterizzata da un forte dolore alla spalla in modo esteso.
In queste condizioni il paziente si trova in estremo disagio, ha dolore acuto, e non riesce minimamente a muovere la spalla.

I trattamenti fisioterapici indicati sono: Onde d’urto, chinesiterapia, tecarterapia

EPICONDILITE

Il “gomito del tennista” è un’espressione che viene comunemente utilizzata per indicare l’epicondilite, un’affezione a carico del gomito dovuta alla degenerazione di un tendine alla sua inserzione ossea sull’epicondilo omerale (piccola sporgenza ossea terminale dell’omero che si trova nel gomito). Questa condizione, che provoca dolore anche molto intenso, è una conseguenza del sovraccarico tendineo dovuto a una continua sollecitazione dei muscoli epicondiloidei (quei muscoli, cioè, che permettono l’estensione del polso e delle dita della mano). La fascia di età più colpita da questo disturbo è quella dai 30 ai 50 anni.

Il gomito del tennista è una patologia degenerativa e di solito è determinata da un sovraccarico funzionale (da un uso, cioè, eccessivo e continuato del gomito). Si manifesta quindi più frequentemente in quei soggetti che, a causa di specifiche attività sportive o lavorative, ripetono frequentemente movimenti che interessano gomito, polso e mano. La condizione può essere provocata dalla ripetizione di movimenti anche leggeri, come l’utilizzo del mouse o la digitazione sulla tastiera del computer.

Il dolore a livello del gomito è il sintomo più indicativo dell’epicondilite. Inizialmente il dolore è circoscritto al gomito, si manifesta quando si compiono movimenti di estensione del polso o della mano contro una resistenza e tende ad aumentare se sollecitato attraverso movimenti che richiedono il coinvolgimento dei muscoli dell’avambraccio. Se l’affezione non viene trattata, il dolore può irradiarsi lungo l’avambraccio e persistere anche a riposo.

Per prevenire lo sviluppo dell’epicondilite è necessario limitare al minimo quelli che sono i fattori di rischio legati allo sviluppo di questa condizione. Tra questi:

• Sovraccarico funzionale dei muscoli e dei tendini del gomito;

• Sforzi eccessivi connessi ai movimenti del braccio, e in particolare del gomito;

• Danni diretti (come i movimenti scorretti o l’eccessiva estensione dell’avambraccio).

Le terapie adeguate sono: onde d’urto, tecarterapia, laserterapia, ultrasuoni, ionoforesi, terapia manuale e rieducazione funzionale dell’arto interessato.

Trattamento di epicondilite con onde d'urto focali

EPITROCLEITE

L’epitrocleite, più comunemente conosciuta come gomito del golfista, è una sindrome dolorosa dovuta generalmente ad un sovraccarico funzionale e/o degenerazione tendinea dei muscoli epitrocleari. Questi sono muscoli interni dell’avambraccio che originano dall’epitroclea e si inseriscono sull’ avambraccio, sul polso e sulla mano. Questi muscoli servono a ruotare all’interno (pronazione) la mano, a flettere il polso e le dita. L’epitrocleite è la causa più frequente di dolore mediale (interno) al gomito. In realtà, nonostante la definizione di epitrocleite lasci presupporre un quadro infiammatorio dei tendini interessati, l’inserzione di questi muscoli subisce frequentemente un sovvertimento della struttura tendinea, chiamata degenerazione angiofibroblastica che comporta uno scompaginamento e una progressiva sostituzione delle fibre elastiche (che compongono il tendine) con un tessuto fibroso più riccamente vascolarizzato.

Il trattamento di questa tendinopatia è diretto alla risoluzione del dolore, che è il sintomo per il quale il paziente affetto da “gomito del golfista” richiede l’intervento medico. L’interruzione dell’attività sportiva o lavorativa che determina il sovraccarico funzionale, l’uso di farmaci antinfiammatori e di presidi fisioterapici, l’applicazione di tutori di neutralizzazione, la crioterapia. In particolare possono essere utili: onde d’urto, tecarterapia, laserterapia, ultrasuoni, ionoforesi, terapia manuale e rieducazione funzionale dell’arto interessato.

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TUNNEL CARPALE

Il tunnel carpale è un passaggio stretto e rigido costituito dal legamento e dalle ossa alla base della mano. Al suo interno passa il nervo mediano e i tendini. A volte l’ingrossamento dei tendini o altre condizioni che creano gonfiore restringono il tunnel e fanno sì che il nervo mediano risulti compresso.

La conseguenza è il dolore e una sensazione di debolezza o intorpidimento alla mano e al polso, che si irradiano verso il braccio. Sebbene gli stati dolorosi possano indicare altre patologie, la sindrome del tunnel carpale è la più conosciuta e famosa delle neuropatie, ovvero delle patologie in cui i nervi periferici del corpo umano vengono compressi o subiscono traumi.
I sintomi di solito si manifestano con gradualità, con frequenti bruciori, formicolio o sensazioni di addormentamento misto a prurito al palmo della mano e alle dita, specialmente al pollice, all’indice e al medio soprattutto durante la notte.

Quando i sintomi peggiorano è possibile avvertire un fastidioso formicolio durante il giorno, il dolore si irradia anche nell’avambraccio e si ha una perdita di sensibilità alle dita e una perdita di forza della mano.

Le terapie fisiche consigliate sono: TENS laserterapia, ENF e neurodinamica.

RIZOARTROSI

Si indica la localizzazione della malattia artrosica nell’articolazione basale del pollice.
Si tratta di una condizione clinica molto frequente dopo una certa età che viene spesso sottostimata e banalizzata perché considerata come una condizione legata all’invecchiamento.

Invece, si tratta di una condizione invalidante non solo perché spesso è bilaterale, ma anche perché rende l’uso del pollice, dito principe della funzione di pinza e di presa della mano, doloroso e limitato. I sintomi più frequenti della rizoartrosi sono, inizialmente, dolore alla base del pollice, debolezza dei movimenti e difficoltà ad eseguire le abituali azioni quotidiane.

Nei casi iniziali l’uso di un tutore statico, che mette a riposo l’articolazione determinando quindi una diminuzione del quadro infiammatorio, di applicazioni di terapia fisica come Tecar- terapia, ultrasuono-terapia, onde d’urto possono attenuare la sintomatologia. Quando la terapia conservativa non determina risultati duraturi e la limitazione funzionale causa un handicap nella vita quotidiana l’indirizzo è chirurgico.

Trattamento del Tunnel carpalre con Tecaterapia Human Tecaer

DITO A SCATTO

La tenosinovite stenosante, comunemente nota come dito a scatto, interessa le pulegge e i tendini della mano, indispensabili per la flessione delle dita.

I tendini funzionano come delle lunghe funi e connettono i muscoli dell’avambraccio alle ossa delle dita. Nelle dita le pulegge formano dei tunnel fibrosi entro cui scorrono i tendini, facilitati dalla presenza delle relative guaine. Le pulegge trattengono i tendini vicino alle ossa con lo scopo di ottenere il movimento di flessione delle dita.

La tenosinovite stenosante si presenta quando nella guaina tendinea si sviluppa una zona di rigonfiamento. Ogni volta che deve attraversare la puleggia vicina al rigonfiamento il tendine viene schiacciato con conseguente dolore e una sensazione di scatto nel dito corrispondente. Quando il tendine scatta produce ulteriore infiammazione e gonfiore; si crea così un circolo vizioso che sostiene l’infiammazione, il gonfiore e lo scatto del dito. Talvolta il dito si blocca in flessione e diventa difficile e molto doloroso raddrizzarlo. Il dito a scatto si manifesta inizialmente con indolenzimento alla base del dito, dove può essere rilevato un piccolo nodulo. L’obiettivo del trattamento è eliminare lo scatto o il blocco del dito e ripristinarne il normale movimento. Il gonfiore intorno al tendine flessore e alla sua guaina devono essere ridotti per consentire un migliore scorrimento nella puleggia. Dal punto di vista fisioterapico, si può tentare con tecarterapia e laserterapia. Non sempre, purtroppo, la fisioterapia ha successo e, in tal caso, è indicato l’intervento chirurgico

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